Siete giovani e avete una vita intera davanti. Osservate gli altri. Poi guardatevi dentro e cercate di capire qual è la vostra passione vera. Se ci credete veramente e se non vi spaventa “mettervi in gioco”, ce la potete fare a realizzarvi, lavorando intensamente, giorno dopo giorno, cominciando dallo studio.

Alex Zanardi, campione paraolimpionico di hand-cicling, con queste parole, una volta tanto supportate dal “posso parlare perché io ce l’ho fatta”, ha letteralmente infiammato gli animi dei giovani studenti del liceo sportivo dell’Istituto Dante Alighieri e dell’Istituto Parini di Mestre che, venerdì 9 marzo, l’hanno invitato nell’aula magna dell’Istituto Dante Alighieri a raccontare della sua esperienza, straordinaria, di vita.

Pilota di Formula Uno, Tre e Tremila, Alex Zanardi, dopo aver vinto due campionati mondiali nel 1997 e ’98, è rimasto vittima, nel 2001, di un gravissimo incidente che gli ha procurato un coma di otto giorni e l’amputazione di entrambe le gambe.

Considerarsi “finito” sarebbe stata la cosa più semplice – commenta – invece, mi sono domandato come avrei potuto reimpostare la mia vita, senza le gambe

Determinante è stato il difficile periodo di riabilitazione, nel quale ha imparato a guardare alla vita con occhi diversi e a non dare tutto per scontato. Dal godere dei piccoli successi quotidiani personali al mettersi nei panni degli altri, condividendo le gioie e i dolori di persone con i quali la vita, apparentemente, non era stata generosa.

Dopo quest’esperienza, è diventato, in pratica,  “più umano” e ha deciso, semplicemente, di rimettersi in gioco, poichè la sua passione era rimasta intatta: correre.

Attualmente, sfruttando appieno le sue risorse, è pilota per la BMW nel campionato WTCC World tour car championship e pratica, con enorme successo, il ciclismo per disabili: ha vinto infatti due medaglie d’oro e una d’argento ai giochi paraolimpici di Londra, nel 2012 e di Rio, nel 2016.

La recente creazione di una fondazione “Obiettivo 03” avrebbe lo scopo di “scovare” tre atleti disabili da allenare, per farli partecipare, nel 2020, ai prossimi giochi paraolimpici di Tokio.

Una lezione di grande coraggio la sua, per tutti e non solo per i nostri ragazzi, giovani potenzialmente ma talvolta troppo “sdraiati”…

Il Mattino 10/03